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| Data: 10 Agosto 2010 | Categoria: News | |||
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Ogni anno 343 milioni di tonnellate di prodotti petroliferi vengono movimentati a largo delle coste del Belpaese, 65 milioni di tonnellate in Liguria
Legambiente: "Siamo stanchi di rischiare, i comuni costieri si dotino di un piano d'emergenza"
Ogni anno verso le coste italiane viaggiano ben 178 milioni di tonnellate di petrolio, quasi la metà di tutto il greggio che arriva in direzione dei porti del Mediterraneo, crocevia delle petroliere di tutto il mondo. Il nostro Paese poi, attraverso 12 raffinerie, 14 grandi porti petroliferi e 9 piattaforme di estrazione off-shore, movimenta complessivamente oltre 343 milioni di tonnellate di prodotti petroliferi all'anno a cui vanno aggiunte le quantità di petrolio e affini stoccati in 482 depositi. Il Belpaese inoltre è al centro di ben 10 rotte all'interno del bacino del Mediterraneo che praticamente includono nel traffico dell'oro nero tutte le Regioni costiere italiane. Con 5 raffinerie, 5 porti, 4 piattaforme e oltre 123 milioni di tonnellate di prodotti petroliferi movimentati, è la Sicilia la regione più interessata, seguita dalla Liguria dove transitano quasi 65 milioni di tonnellate di petrolio e affini, il Friuli Venezia Giulia (45), la Sardegna (41), il Veneto (31) e poi Puglia (11), Lazio (9), Toscana (9), Marche (8) e il resto tra Abruzzo e Molise. A richiamare l'attenzione sui rischi legati al traffico di petrolio nei mari italiani è il dossier di Legambiente "Marea Nera", che fotografa la presenza di fattori di rischio connessi alla marine pollution, l'entità dell'inquinamento da idrocarburi sulle nostre coste e le attività di mitigazione di tale rischio messe in atto da 132 comuni costieri italiani. Il dossier è stato presentato oggi a Portovenere in occasione della Tavola Rotonda "Marea nera: attrezzarsi per intervenire in caso di sversamento di petrolio sulle coste. Quali prospettive di tutela ambientale, sociale ed economica in Liguria?". All'incontro hanno preso parte Massimo Serafini, segreteria nazionale Legambiente; Simone Nuglio, protezione civile Legambiente; Stefano Sarti, Presidente Legambiente Liguria; Santo Grammatico, coordinatore Legambiente Liguria; Marino Fiasella, Presidente Provincia di La Spezia; Massimo Nardini, Sindaco di Portovenere, Maurizio Graziano, Vicesindaco Comune di La Spezia, Giacomo Cirillo Comandante di fregata Capitaneria di Porto di La spezia; ranco Palmieri Arpal La Spezia, Enrico Faggioni, Coordinatore Mitilcotori Associati La Spezia; un Rappresentante dei Vigili del Fuoco di la Spezia; un Rappresentante della Portovenere Servizi Portuali e Turistici.
I numeri del dossier di Legambiente dicono che l'Italia è una delle nazioni al mondo più esposte al rischio di incidente ambientale connesso allo sversamento di petrolio e una conferma di questo è anche il primato, detenuto dal nostro Paese, del greggio versato nei principali incidenti degli ultimi 25 anni. Sono ben 162.600, infatti, le tonnellate di idrocarburi finite nei nostri mari dal 1985 ad oggi, più della metà di tutto il petrolio finito nel Mediterraneo nello stesso periodo. E di queste la maggior parte (134 mila tonnellate) a causa del catastrofico incidente del 1991 della petroliera Haven nelle acque antistanti Genova.
È proprio nel nostro Paese che si trovano i maggiori porti del Mediterraneo che assorbono gran parte del traffico petrolifero, due dei quali in Liguria: Genova e Savona, quest'ultima interessata dalla rotta sul Golfo di Bugia in Algeria, che movimentano rispettivamente 49 e 14 milioni di tonnellate di petrolio ogni anno. Un traffico intenso che comporta anche un forte rischio di inquinamento operazionale quotidiano da un lato, di grave incidente con sversamento di idrocarburi in mare dall'altro. Un pericolo che aumenta nelle regioni dove, oltre al transito, le petroliere attraccano per le operazioni di carico/scarico, come accade in Liguria. Sono 34 i depositi lungo la costa ligure dove vengono stoccati 3.717 m3 di prodotti petroliferi come greggio, benzine, gasolio e olio combustibile. In Liguria inoltre è attiva la raffineria di Busalla (Ge) che lavora 1,75 milioni di tonnellate all'anno, l'1,7% del greggio raffinato in Italia. "Numeri che fanno della Liguria la seconda regione in Italia, dopo la Sicilia, per movimentazione di greggio verso il Mediterraneo e che evocano drammatici ricordi - dichiara Santo Grammatico, coordinatore Legambiente Liguria - come l'incidente del 1991 a largo di Genova quando l'affondamento della super petroliera Haven provocò il versamento di decine di migliaia di tonnellate di idrocarburi nel mare ligure, sicuramente il più grave disastro ambientale del Mediterraneo. La marea nera che da oltre tre mesi sta devastando i preziosi ecosistemi del Golfo del Messico e quella più recente di Dalian nel Mar Giallo hanno riportato in primo piano il drammatico problema degli incidenti con sversamento da idrocarburi nei nostri mari. Quella delle piattaforme di estrazione off shore infatti è un'inquietante problematica che si aggiunge al costante pericolo rappresentato dall'intenso traffico marittimo di petroliere davanti alle nostre coste. Se da un lato il sistema d'intervento italiano in mare è efficace, tempestivo e di alta qualità - aggiunge Grammatico - sul fronte della bonifica delle coste in caso di spiaggiamento di petrolio, c'è ancora molto da fare soprattutto da parte degli enti locali". Sebbene nel 27% dei comuni costieri interpellati da Legambiente, infatti, siano presenti infrastrutture connesse al trasporto e/o all'estrazione/lavorazione di prodotti petroliferi e negli ultimi 5 anni ben il 18% di essi abbia subito spiaggiamenti di prodotti petroliferi, solo un comune su cinque ha predisposto un elenco delle zone sensibili da proteggere prioritariamente in caso di sversamento di idrocarburi (aree protette, prese d'acqua per il raffreddamento di impianti industriali, ecc.) e appena il 16% possiede piani locali di antinquinamento sulla costa. Soltanto il 13% dei comuni poi, può contare su personale formato nel campo della risposta ad inquinamento da idrocarburi per un intervento tempestivo e di qualità in caso di piccola e grande emergenza e solo il 15% tra quelli che hanno subito spiaggiamenti negli ultimi 5 anni, ha predisposto interventi di bonifica e ripristino della costa. "Legambiente è l'unica associazione in Italia ad avere formato insieme alla Protezione Civile squadre di Marine Pollution formate da volontari specializzati in grado di realizzare la bonifica di territori inquinati da idrocarburi - osserva Simone Nuglio, Legambiente protezione civile -. Dal suo primo intervento, in occasione dell'incidente alla petroliera Prestige affondata nel 2002 davanti alle coste della Galizia, ad oggi, su questo peculiare settore operativo queste squadre specializzate sono diventate un punto di riferimento anche all'estero. Ma nonostante il grande patrimonio di esperienza che abbiamo è necessario che ogni comune costiero si organizzi in modo adeguato per intervenire e fronteggiare questo tipo di emergenza. I dati che abbiamo raccolto - conclude Nuglio - confermano la necessità di estendere la preparazione sul fronte dell'intervento in emergenza ma anche della prevenzione di questo tipo d'incidenti, che possono causare danni incalcolabili con conseguenze catastrofiche per gli ecosistemi marini e costieri e anche per le economie del mare". Nonostante gli intensi controlli operati dalla Guardia Costiera, che nel biennio 2008/2009 ha realizzato ben 15.517 missioni di vigilanza Antinquinamento, di cui più di diecimila effettuate con motovedette, e con 6.711 ispezioni sui natanti per la verifica del corretto smaltimento degli olii esausti, secondo Legambiente, è necessaria una normativa internazionale più stringente sul traffico di petrolio in mare che argini la pratica criminale di scarico delle acque di sentina e di lavaggio delle cisterne. Altrettanto importante poi, sarebbe obbligare le petroliere a dotarsi di equipaggi professionalmente più preparati e imporre il divieto di navigazione alle navi che trasportano sostanze pericolose e inquinanti in condizioni meteo marine particolarmente avverse. Infine è necessario estendere anche al combustibile di bordo la copertura assicurativa in caso di incidenti e imporre un obbligo di adeguamento a livello costruttivo delle cisterne che contengono il bunker. "Il territorio davanti alla nostra costa possiede un elevato carico antropico. Le attività marittime, molto importanti dal punto di vista economico e sociale, devono però coniugarsi con una efficace protezione dell'ambiente - commenta Renata Briano, Assessore all'Ambiente Regione Liguria -. Per questo dobbiamo valorizzare al massimo l' attività di prevenzione e controllo dagli sversamenti, che avvengono -purtroppo non solo in modo accidentale- nel nostro mare. È' necessario e urgente, in questo contesto, definire il ruolo del Santuario dei mammiferi marini Pelagos affinchè diventi un vero strumento di monitoraggio e luogo di proposta per far coesistere la ricca biodiversità del Mar Ligure e il lavoro di uomini e compagnie. E contro il rischio di marea nera occorre formare personale capace di intervenire in maniera rapida, efficace ed in sicurezza. Per evitare danni i cui riflessi non saranno solo ambientali, ma riguarderanno anche le attività economiche che in mare vengono sviluppate, dall'acquacoltura alla mitilicoltura". Il dossier completo: Marea Nera 2010
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