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| Data: 08 Luglio 2010 | Categoria: I blitz di Goletta Verde | |||
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Blitz del Cigno Gli attivisti di Legambiente sono salpati dal porto di Ortona facendo rotta sul pozzo esplorativo della ditta inglese Mediterranean Oil and Gas. Arrivati a destinazione hanno simulato un incidente alla piattaforma con fuoriuscita di greggio in mare. Armati di fumogeni neri, maschere antigas e reti di contenimento hanno simulato anche un intervento per il contenimento e la bonifica di marine pollution. Non prima di aver srotolato dalla murata della Goletta Verde Catholica uno striscione con scritto a chiare lettere "Uscire dal petrolio". Un messaggio breve, ma efficace, per ribadire il deciso rifiuto alle concessioni per nuove piattaforme petrolifere offshore e alla dipendenza dalle fonti fossili. Un'azione simbolica con cui il veliero ambientalista ha acceso i riflettori su due dei principali pericoli che minacciano l'Abruzzo e tutto il Mediterraneo: le trivellazioni off-shore, il traffico di petroliere. Tutti settori ad alto rischio, che in caso di incidente provocherebbero uno sversamento di greggio/idrocarburi in mare. L'Ombrina Mare 2 è un pozzo esplorativo a sole 3 miglia al largo della Costa Teatina e rappresenta la minaccia più concreta di una nuova attività di trivellazione sottocosta, visto l'esito positivo dell'esplorazione. Un progetto che peserà sulla costa per 24 anni, periodo di durata delle concessione. Sulla costa abruzzese in generale, e su quella Teatina in particolare, infatti, pende la spada di Damocle rappresentata dalle autorizzazioni per nuove piattaforme offshore. Tra le 24 istanze esplorative off-shore operative nei nostri mari, l'Ombrina 2 è uno dei pozzi che con maggiore probabilità potrebbe trasformarsi in una piattaforma estrattiva, avendo già superato la fase di ricerca e avendo rilevato la presenza di olii in quell'area di Adriatico. Attualmente, oltre alle 9 piattaforme petrolifere attive nel mare italiano, sono in vigore 24 permessi di ricerca offshore, soprattutto nel medio e basso Adriatico a largo di Abruzzo, Marche, Puglia e nel Canale di Sicilia. L'area delle esplorazioni supera gli 11.000 kmq, ma sono numeri destinati ad aumentare come dimostrano le 41 domande per nuovi permessi di ricerca per un'area di 23.408 Kmq presentate solo dal 2008 ad oggi. A fronte del rischio rappresentato da pozzi e piattaforme, e a fronte del pericolo di nuove piattaforme, l'unico provvedimento preso dal governo italiano a tutela di mare e coste è la 'moratoria' sulle istallazioni entro le 5 miglia dalla costa.
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