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| Data: 11 Agosto 2010 | Categoria: I blitz di Goletta Verde | |||
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No Waterfront
Legambiente: "Sì alla riqualificazione ma no a questo progetto"
No a questo progetto Waterfront. È questo il messaggio lanciato dalla Goletta Verde dagli attivisti di Legambiente che questa mattina hanno navigato nel golfo spezzino per riportare l'attenzione sul progetto di riqualificazione del porto di La Spezia. L'amministrazione comunale e l'Autorità portuale della città rivierasca quindi si aggiudicano la Bandiera Nera di Legambiente, il poco ambito riconoscimento che l'associazione ambientalista sta consegnando ai pirati del mare durante il viaggio della Goletta Verde, la storica campagna di Legambiente dedicata al monitoraggio e all'informazione sullo stato di salute delle coste e delle acque italiane. Un affare da 250 milioni di euro su un'area complessiva del progetto di 330 metri quadrati su cui sono previsti spazi commerciali, un centro congressi, uffici, strutture residenziali, un parcheggio sotterraneo e la stazione crocieristica. Un progetto dell'architetto spagnolo Llavador che ha conosciuto una prima stesura che poi è stata inspiegabilmente modificata e poi tardivamente portata a conoscenza dei cittadini. "Il nuovo Waterfront si prefigura sempre di più come una colata di cemento a fini speculativi più che una riqualificazione di una porzione importante della città; se venisse definitivamente approvato il disegno attuale si tenderebbe a creare uno scollamento con il centro urbano esistente - commenta Stefano Sarti, presidente Legambiente Liguria -. Due le maggiori criticità di questo progetto: la prima è la previsione di due palazzi di enorme altezza, di cui una definibile come grattacielo nella città di La Spezia, soprattutto nel suo fronte a mare, con il rischio di alterare un tessuto urbano fatto di vecchi edifici accanto a quelli nuovi, mai superiori a 4-5 piani. È previsto inoltre un mega parcheggio sotterraneo di 51 mila metri quadrati per 2.000 posti auto, che incentiverebbe l'uso di mezzi privati stressando notevolmente il traffico urbano oltre a non incentivare l'utilizzo dei mezzi pubblici e piste ciclabili. La seconda criticità nasce dalla considerazione che l'area residenziale andrebbe bene se fosse finalizzata a rispondere ad esigenze abitative della popolazione, mentre pare solo l'ennesima occasione di lottizzazione a fini speculativi, in un'area di pregio. Questo progetto deve essere rivisto e soprattutto ridiscusso con la città, passaggio che l'amministrazione comunale e l'autorità portuale hanno preso in considerazione in maniera per ora insufficiente. Non bastano 6 km di lungomare, di cui più della metà ciclabile, per creare un legame tra la centro abitato esistente e quella che sembra già essere una città nella città. Chiediamo quindi che il progetto abbia una visione d'insieme che prenda in esame anche la riorganizzazione dell'arsenale e delle aree militari". La critica al progetto waterfront è da inserire poi sul sistema stesso di riorganizzazione della linea di costa ligure, che prevede quasi il raddoppio dei posti barca esistenti con annesse costruzioni alle spalle. "È difficile credere che in una regione come la Liguria, dove la costa misura 349 km, sia stato davvero necessario puntellare il litorale con 33 porti, più 18 altri punti di ormeggio tra darsene, cantieri, pontili e boe non protetti per un totale di quasi 24 mila posti barca - dichiara Massimo Serafini, segreteria nazionale Legambiente -. Il progetto waterfront non risponde a queste critiche ma anzi, non delinea una nuova concezione nel trattare la costa ligure come un bene limitato e perciò da usare con delicatezza". Inoltre secondo uno studio di Ucina (Unione nazionale cantieri industrie nautiche e affini), riqualificando i bacini già esistenti lungo la Penisola, come vecchie marine abbandonate ed ex siti industriali e l'impiego di sistemi innovati dedicati alla piccola nautica, potrebbero essere resi disponibili circa 40 mila posti barca senza sacrificare un solo metro di costa.
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